Trama
In un futuro molto vicino, i robot sono massivamente utilizzati per effettuare i più disparati compiti: lavorano nei campi e nei cantieri, svolgono pulizie domestiche, preparano da mangiare…
Il sergente di polizia Jack R. Ramsay è un esperto conoscitore di queste macchine ed il suo mestiere consiste nell’intervenire ogni qual volta vengano segnalati pericolosi malfunzionamenti, così da ripristinare l’ordine. Un giorno, mentre indaga sul caso di un robot assassino, scopre che quest’ultimo è stato intenzionalmente programmato per uccidere.
Sembra esserci di mezzo un delinquente amante dell’elettronica impegnato in oscuri traffici con la criminalità organizzata.
Qualsiasi robot può diventare una macchina per uccidere.
Critica
5Il quarto film a sfondo fantascientifico del noto romanziere Michael Crichton – anche autore del soggetto – riprende gran parte degli argomenti a lui cari, primo fra tutti quello inerente ai pericoli insiti nel turbinoso sviluppo tecnologico proprio dell’occidente contemporaneo.
Similmente a quanto fatto nelle altre occasioni, il regista ci tiene a sottolineare come in realtà il problema non risieda tanto nei ritrovati dell’ingegno umano, quanto nelle cattive intenzioni di chi li realizza e di coloro che se ne servono (“I rapporti umani non funzionano… la gente non funziona ed è la gente che fa le macchine, perché dovrebbero essere perfette?“). Si riaffaccia pure il classico tema del controllo, il quale viene affrontato da un lato attraverso una critica ai mass-media, la cui azione è descritta come importuna, intralciante ed asfissiante; dall’altro tramite la rappresentazione di un complesso di strumentazioni deputate a monitorare, registrare e spiare costantemente la vita dei cittadini.
Tuttavia, passando in rassegna le opere del Crichton regista, “Runaway” è forse la meno riuscita, non per ciò che dice, quanto piuttosto per una certa fragilità narrativa e per una sceneggiatura povera di personaggi interessanti. In particolare, il Luther di Gene Simmons, col suo sguardo eternamente sprezzante, è un antagonista poco credibile, quasi fumettistico – e poi c’è la solita prova legnosa di un Tom Selleck mono-espressivo come d’abitudine.
Male al botteghino: costata all’incirca otto milioni di dollari, la pellicola ne ha incassati meno di sette in patria, venendo sostanzialmente snobbata da un pubblico assai più attratto dal coevo “Terminator” (1984). Del resto, come dargli torto?
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Citazioni
- Qualsiasi robot può diventare una macchina per uccidere.
- Io guardo, vedo e ascolto... adesso sto guardando te.
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