Trama
Gli addetti al “DeepStar Six”, sofisticato laboratorio subacqueo, sono impegnati in un’attività di scandaglio del fondale oceanico mirata all’individuazione della zona adatta all’installazione di una piattaforma missilistica per conto della marina americana.
Una decisione poco felice del direttore Van Gelder, il quale pur di abbreviare i tempi delle operazioni impartisce l’ordine di abbattere una caverna a suon di bombe, porta all’apertura di uno squarcio su un mondo antidiluviano (del resto “sotto ogni abisso si apre un altro abisso“) dal quale fuoriesce “una specie di artropode di dimensioni enormi“.
L’indole predatoria del mostro sembra avvalorare le considerazioni espresse dalla biologa di turno e richiamanti il concetto di “fotomigrazione” (“Qualcosa su animali marini che si gettano sulla luce come sul cibo“): la sua condotta devastatrice unita alle reiterate cappelle commesse dall’isterico operatore Snyder costringeranno gli uomini della base a combattere una tremenda battaglia al cui termine saranno in pochi a sopravvivere.
Luce per lui... vuol dire cibo.
Critica
5Siamo sul finire degli anni ’80 e la moda del momento è quella del thriller sottomarino. Cunningham, da regista greve e poco ispirato qual è sempre stato, elimina quasi del tutto la componente fantascientifica e mira a privilegiare l’horror ottuso e violento.
Qualche buon effetto sanguinolento non manca (corpi maciullati come quello del palombaro tranciato a metà denotano un certa efficacia figurativa), ma la suspense si rivela incostante e la scelta stessa di celare la creatura fino all’ultimo è dettata unicamente dalla ristrettezza del budget – per “ammirare” nelle sue fattezze l’essere crostaceiforme col muso da “graboid” bisognerà infatti attendere il minuto 63!
Per quanto tenacemente in agguato, il rischio “noia” risulta in parte contenuto dalla discreta prova di un cast professionale tra il quale spicca Miguel Ferrer nei panni di un tecnico ansioso e maldestro.
Il finale, pur ricordando a prima vista quello del contemporaneo “Leviathan” (1989), se ne discosta concettualmente, andando ad esplicitare quel moralismo cristianeggiante tipico del regista – celebre per il suo “Venerdì 13” (1980), uno degli horror più bigotti della storia del genere -, il quale concede salvezza esclusivamente alla ventura famigliola e solo dopo che la futura madre ha rivolto una struggente supplica al buon Dio.
Maggiori Info
Citazioni
- Sembra che ci sia una caverna sotto lo scavo.
- Luce per lui... vuol dire cibo.
- Conserva il tuo ultimo respiro... per urlare. [Tagline]
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