Trama
Attraverso un ricevitore domestico, il dr. Tom Anderson intrattiene conversazione con una creatura del pianeta Venere (!) desiderosa di “sbarcare” sulla Terra per mondare l’umanità dall’intrinseca auto-distruttività che la contraddistingue.
Anderson, convinto della buona fede del suo amico alieno, si presta a soddisfare ciecamente le sue richieste, motivo per cui gli fornisce informazioni dettagliate sulle personalità di spicco residenti nella propria cittadina. Tramite svolazzanti dispositivi di controllo, queste vengono progressivamente assoggettate alla volontà del venusiano, il quale non tarderà a rivelarsi il solito invasore spaziale privo di scrupoli – del resto si tratta di un cinico calcolatore che “Non ama, non odia, semplicemente ragiona, elabora e usa“.
Solo a seguito di una lunga scia di nefandezze, Anderson prende coscienza dell’inganno subìto e accoglie l’accalorato invito dell’amico Paul a muovere guerra contro l’aspirante “conquistatore del mondo”. Meglio tardi che mai!
Si dà il caso che questa intelligenza superiore sia un mio amico...
Critica
5.5Intorno alla metà degli anni ’50 si registra un vero e proprio boom della sci-fi nel cinema americano; il giovane Corman fiuta l’affare e, reduce dal buon successo de “Il Mostro del Pianeta Perduto” (1955), decide di realizzare un nuovo b-movie a carattere fantascientifico riciclando senza troppi pudori idee e situazioni tipiche dei prodotti coevi, ma aggiungendovi quel “quid” in grado di sollevarlo di almeno una spanna dalla fuffa che troppo spesso si incontra nel genere.
E così, nonostante abbiamo a che fare con la consueta minaccia mossa da alieni anaffattivi muniti di tecnologie atte al dominio delle menti umane, si rimane piacevolmente colpiti dalla sottile ironia che permea l’intera vicenda e che sembra prendersi gioco delle paranoie dell’epoca (es. l’interruzione della corrente viene immediatamente attribuita ad un fantomatico complotto comunista). Nelle profondità delle opere cormaniane, celata da un impianto votato al risparmio più assoluto, scorre infatti una vena prettamente analitica che punta ad una consapevole critica socio-culturale da un lato (antimilitarismo, scontro dialettico tra pragmatismo e idealismo, dicotomia controllo-libertà…), e ad un’indagine dei bisogni dell’uomo contemporaneo dall’altro (ruolo delle emozioni, importanza dell’amicizia…).
Se da un punto di vista concettuale il film offre spunti degni d’interesse, su ogni altro fronte si rivela un mezzo disastro: gli attori recitano davvero male (Lee Van Cleef è un pezzo di gesso – la sua cronica inespressività verrà abilmente sfruttata solo con l’avvento dello spaghetti-western), la sceneggiatura di Lou Rusoff gronda di ingenuità, scenografie ed effetti speciali sono talmente poveri e rozzi da suscitare imbarazzo. Per la cronaca, l’extraterrestre venusiano, opera di Paul Blaisdell a partire da indicazioni fornite dallo stesso Corman, è una sorta di super-pianta grassa con chele da astice.
Un evitabile remake ad oltre 10 anni di distanza: “Zontar – The Thing from Venus” (1967) di Larry Buchanan.
Maggiori Info
Citazioni
- Si dà il caso che questa intelligenza superiore sia un mio amico... sono convinto che sia qui per salvare l'umanità.
- Hanno nel becco delle cose simili agli elettrodi: li conficcano nel collo delle persone che sono da controllare.
- Quando l'uomo cerca la perfezione fuori da sé trova soltanto morte, distruzione, miseria e delusioni.
- Intelligenze aliene ci osservano continuamente.
Curiosità
- Corre voce che alla vista del primo modellino della creatura, Beverly Garland abbia reagito con ironia tirandogli pure un calcio. Ciò avrebbe indotto il regista a ordinare delle migliorie al fine di renderlo più minaccioso…
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