Trama
A seguito di un esperimento fallito, scienziati americani perdono il controllo di un razzo a propulsione atomica, il quale si schianta su un’imprecisata zona del sud-est asiatico.
Nell’ottica di comprendere le cause del malfunzionamento, si decide di organizzare una spedizione in loco cui viene affidato il compito di recuperare specifiche parti del manufatto. L’operazione è condotta dal maggiore Nolan, uomo energico e risoluto, nonché provetto pilota d’aereo; al suo fianco il tenente Danny Wilson, compagno di innumerevoli battaglie; un meccanico tuttofare e tre scienziati completano il gruppo.
Dopo un atterraggio disperato causato da un’improvvisa anomalia della strumentazione di bordo, i sei uomini si trovano costretti a scalare un impervio altopiano al fine di raggiungere la zona del probabile impatto. Scopriranno l’esistenza di un mondo ancestrale, ricco di giacimenti di uranio e popolato da una fauna preistorica incredibilmente sopravvissuta fino ai giorni nostri.
Tutto qui ricorda i tempi preistorici!
Critica
3Con “Il Continente Scomparso”, il navigato Newfield tenta inutilmente di saccheggiare i classici del filone “mondi perduti”, ma la speranza di poter assistere ad un’avventura fantastica capace di coinvolgere dura davvero poco. Del resto, il regista palesa una totale incapacità nello sviluppare il senso del meraviglioso, alternando per quasi un’ora interminabili e ripetitive sequenze di arrampicate (manco fosse una guida di alpinismo) a momenti di stanca caratterizzati da una verbosità estenuante.
Ed è proprio nelle parti dialogate che emerge scopertamente la vera anima del film, il quale si rivela essere un’imbarazzante operazione di propaganda filo-statunitense tramite cui celebrare la potenza americana (“Noi siamo sempre riusciti ad essere i primi nella lotta contro il tempo e con l’atomica l’abbiamo provato“) e minacciare, neanche tanto velatamente, il nemico sovietico nel nome di un sedicente sentimento di responsabilità (della serie: alla fine, noi Americani avremo la meglio “anche se, Dio non voglia, saremo obbligati a far partire molti razzi come quello che stiamo cercando“).
In questo scenario da guerra fredda dobbiamo persino sorbirci le sparate dello scienziato Rostov, russo redento che ha rinnegato le proprie origini per amore della giustizia e della verità, effigi dell’occidente (“È difficile che un paese sopravviva quando ha perduto il rispetto del suo stesso popolo e del mondo“). Il tutto condito da sprazzi di maschilismo, da grevi tentativi di umorismo morti sul nascere e da una concezione trogloditica e anti-ecologica dell’ambiente.
Dal punto di vista tecnico, la limitatezza dei mezzi si fa oltremodo sentire: il filtro verde utilizzato per rappresentare la terra dimenticata dal tempo appare una soluzione alquanto risibile e, nel complesso, gli effetti speciali fanno rimpiangere “Il Mondo Perduto” del 1925 (di rettili preistorici se ne vedono davvero pochi, senza contare che dei tirannosauridi raffigurati sulle varie locandine non v’è minima traccia).
La vicenda si chiude nel segno di un catastrofismo gratuito (con la totale distruzione dell’acrocoro) e di una sentenza shock che lascia esterrefatti: “È un mondo che ritorna nell’ombra… era ora che il tempo si ricordasse di cancellarlo dalla faccia della Terra!“.
Pessimo.
Maggiori Info
- Ispirato al romanzo "Il Mondo Perduto" (1912) di Arthur Conan Doyle
Citazioni
- Be', andiamo a dare un'occhiata a questo paradiso terrestre...
- La montagna è tabù e voi non tornare più mai!
- Tutto qui ricorda i tempi preistorici!
Curiosità
- Le scritte di apertura ricordano bizzarramente le celebri intro della saga di “Star Wars” (ispirate a loro volta dai serial su Flash Gordon degli anni ’30 e ’40).
- Il titolo originale (“The Lost Continent”) richiama il celeberrimo romanzo di Arthur Conan Doyle “The Lost World” (1912).
- In alcune nazioni, il film è stato spacciato come tratto dalla narrativa di Jules Verne.
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