Trama
Traboccante d’odio a causa del tradimento ordito dall’amante contessa che l’ha fatto murare vivo nelle segrete della dimora avita, il tormentato Stefano finisce col diventare un vampiro millenario assetato di vendetta.
Rancore che si rinfocola ulteriormente quando, con l’avvento di una compagnia di attori intenzionata ad esercitarsi tra le mura dell’ex castello (che nel tempo è stato convertito in una sorta di teatro), ritrova nella figura della ballerina Giulia i medesimi lineamenti della sua antica fiamma.
Nel mentre, un misterioso servitore cerca di convincere i presenti a sbaraccare alla svelta.
Uscite da questo teatro finché siete in tempo.
Critica
4Fresco del buon successo de “L’Amante del Vampiro” (1960), Polselli si rituffa nell’horror goticheggiante (gatti neri, spaurite donzelle in sottoveste, sepolture premature, scheletri umani, fortezze dirute…) incrociando da par suo il “Dracula” (1897) di Stoker con “Il Fantasma dell’Opera” (1910) di Leroux, tanto che in principio il film avrebbe dovuto intitolarsi “Il Vampiro dell’Opera”.
Lavoro dall’impervio iter produttivo e realizzativo (1961-1964), il qui presente si contraddistingue per la sua cronica alternanza di noia mortale e ridicolo involontario: la prima, dovuta al fatto che per lunghi tratti della storia non succede praticamente niente; il secondo, figlio dell’incontro/scontro tra le elevate ambizioni artistiche tipiche del nostro – il quale si prende maledettamente sul serio – e l’abissale inettitudine a livello di recitazioni, dialoghi e quant’altro.
Sul versante emotivo-sentimentale, il regista tenta ripetutamente di ammaliarci con riflessioni poetiche e profonde (si cita persino il “Cyrano” di Rostand); il tutto palesando una costante carenza nell’utilizzo della relativa grammatica, la qual cosa finisce tutt’al più con lo sfociare in sentenze esilaranti del tipo “Io non sono una ragazza che ama il sentimento, sono primitiva… non capirò mai il tuo amore. Che colpa ne ho?“.
Per quanto assai marcata, la dimensione erotica, tratto distintivo delle successive produzioni polselliane, soffre tremendamente per via dello zeitgeist. A tal proposito, possiamo definirlo un film “sessualmente frustrato”, essendo popolato da una schiera di personaggi arrapatissimi costretti a sublimare le proprie pulsioni ricorrendo ad altre attività (il vampiro, incapace persino di penetrare i colli delle vittime designate, deve ricorrere a un forcone da contadino; le danzatrici, colte da irrefrenabili appetiti saffici, si rifugiano sulle note del Charleston).
Tutta questa febbre di sesso trova degna coronazione in un finale delirante nel quale, da un lato assistiamo ad un bizzarro balletto da musicarello ove i protagonisti paiono sotto l’effetto di sostanze psicotrope; dall’altro giungiamo ad ammirare “l’inferno secondo Polselli”, luogo ovviamente frequentato da procaci pupattole incatenate alle pareti.
Per vedere “di meglio” bisognerà attendere le trashate psichedeliche che il buon Renato partorirà nei mitici seventies. Del resto, come affermato da una delle protagoniste: “Io voglio spiccare il volo nell’arte vera“. Questione di punti di vista.
Maggiori Info
Citazioni
- Uscite da questo teatro finché siete in tempo: state giocando su qualcosa che è al di là della vostra comprensione... pazzi!
- I medium hanno avvertito una presenza estranea, ma non sono riusciti a individuare dov'è né chi sia.
- Io sento che qualcuno mi chiama... forse l'uomo in frac.
- Forze del male che siete in me: ecco un'anima per voi!
Curiosità
- Sebbene Giuseppe Addobbati si rifaccia nell’aspetto e nelle movenze al “Dracula” di Christopher Lee, il suo succhiasangue Stefano ha caratteristiche davvero pittoresche. Promosso vampiro grazie alle numerose maledizioni lanciate sull’amante (ma non è il marito in genere a essere tradito e a subire la cospirazione degli amanti?), trascorre i secoli ad aggirarsi in un ambiente scalcinato in attesa della reincarnazione della donna che l’ha così ridotto. Per di più, elegantone nella scelta del vestiario, si fa pure chiamare “l’uomo in frac”, il che richiama inevitabilmente alla memoria un brano di Domenico Modugno. Van Helsing, aggiornati!
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