Trama
La civetta Jen se la fa segretamente col milionario Richard, quarantenne sposato e padre di famiglia. Alla vigilia dell’annuale battuta di caccia in compagnia dei colleghi Stan e Dimitri, questi decide di trascorrere alcuni giorni insieme all’amante nella sua lussuosa abitazione costruita in mezzo al deserto.
Tuttavia, i due amici raggiungono la villa con un giorno di anticipo, motivo per cui vengono giocoforza presentati alla ragazza. Dopo una notte di balli e bevute nella quale Jen non esita ad ammaliare i presenti con la sua dirompente carica erotica, il mattino seguente Stan decide di approfittare della temporanea assenza del padrone di casa per ottenere i favori della sua donna. Il reciso rifiuto di quest’ultima scatena l’ira del maschio, il quale finisce col violentarla brutalmente senza che Dimitri si degni di intervenire.
Appreso il fattaccio, Richard tenta di mettere a tacere la cosa offrendo un’ingente somma di denaro all’amante in cambio del silenzio; ella però esige un’immediata partenza, giungendo persino a ricattare l’uomo con la minaccia di spifferare alla di lui moglie la verità sulla loro relazione. La violenta reazione di Richard non si fa attendere e si conclude con un tentativo di omicidio: gettata in un crepaccio, Jen riesce comunque a sopravvivere alla caduta e a riorganizzarsi quel tanto che basta per intraprendere una feroce attività di vendetta.
I cacciatori si sono infine tramutati in prede!
Perché le donne devono sempre opporre una cazzo di resistenza?
Critica
4.5Acclamato come intelligente e profondamente innovativo dalla critica di mezzo mondo, il primo rape & revenge diretto da una donna (l’esordiente Coralie Fargeat, autrice pure della sceneggiatura) è un prodotto concettualmente discutibile che getta ulteriore benzina sulla pira di un sottogenere già di per sé stesso controverso. In molti ne hanno elogiato l’intrinseca originalità ponendo enfasi sul carattere emancipatorio del messaggio veicolato, come se ciò non abbia costituito fin dagli albori la cifra speculativa del rape & revenge (filone non a caso divampato in un contesto di rivoluzione contro-culturale quale fu il post-sessantotto).
Semmai, l’elemento nuovo riguarda l’ampliamento del discorso, dal momento che la violenza carnale viene considerata solo una delle possibili nefandezze figlie di una questione, assai più complessa e sfaccettata, legata all’assoggettamento della donna all’interno di una dinamica di potere. Ciascuno dei personaggi maschili finisce dunque per simboleggiare uno specifico tipo di azione prevaricatrice e la successione con cui questi vengono puniti dalla rinata protagonista (sul cui ventre dilaniato si imprime il marchio della fenice) esprime la crescente gravità della colpa imputata. Di conseguenza, il fatto che lo stupratore venga eliminato relativamente presto e che lo scontro si concentri sulla figura del cinico amante è indice di come il principale antagonista della donna sia rappresentato da colui il quale non si limita a mercificarne il corpo, bensì procede ad una sua sopraffazione socio-relazionale.
Un secondo aspetto da considerare (ed è qui che si concentra maggiormente la provocazione) sta nella connotazione non positiva del personaggio di Jen, ragazza frivola e immorale le cui condotte seduttive la pongono in un contrasto tanto netto quanto intenzionale con le innocenti eroine della vecchia scuola (si pensi alle sventurate Mari e Phyllis de “L’Ultima Casa a Sinistra”, 1972). Giudice implacabile privo dei requisiti adatti, questa Nemesi post-moderna stermina i rei in una mattanza che assurge a perfetta “sintesi di exploitation e femminismo”. E, per quanto si possa condividerne alcune ragioni, nel complesso si tratta pur sempre d’un femminismo esasperato dal carattere ben poco edificante.
Come d’abitudine e nonostante le suesposte novità, il rape & revenge difetta ancora una volta nel manico: da un lato individua con lucidità il “cosa” (elemento-problema), dall’altro fallisce miseramente nel “come” (modo di porsi dinanzi ad esso).
Tecnicamente irreprensibile (notevole il lunghissimo pianosequenza nel finale, così come i metaforici primissimi piani di cui l’opera e disseminata) e caratterizzato da convincenti effetti speciali ad elevato tasso splatter, il film cade malamente sul fronte delle psicologie, inverosimili all’ennesima potenza, e sfida a più riprese il ridicolo involontario con una serie di situazioni talmente improponibili da risultare grottesche.
Girato in Marocco.
Maggiori Info
Citazioni
- Perché le donne devono sempre opporre una cazzo di resistenza?
Curiosità
- Il nome della protagonista richiama il celebre “Non Violentate Jennifer” (1978).
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