Trama
Parigi, primi del ‘900. Il chirurgo Gogol prova un’attrazione ossessiva per la bella Yvonne, attrice teatrale felicemente sposata con il famoso pianista Stephen Orlac. Quando quest’ultimo vede la propria fortuna artistica minacciata da un grave infortunio alle mani, la donna si rivolge al dottore nella speranza che possa guarirlo.
Gogol accetta di occuparsi di Orlac, ma gli trapianta, a sua insaputa, le mani di un lanciatore di coltelli condannato alla ghigliottina per omicidio. Le tragiche conseguenze di una simile operazione non si faranno attendere…
Tu eri fatta di cera, ma sei diventata viva tra le mie braccia!
Critica
7.5Il romanzo “Le Mani di Orlac” (Maurice Renard, 1921) era già stato portato sul grande schermo da Robert Wiene col muto “The Hands of Orlac” (1924) e sarà oggetto di ispirazione per i venturi “Le Mani dell’Altro” (1960) e “Le Mani dell’Assassino” (1962).
Karl Freund, noto soprattutto come direttore della fotografia (“Metropolis”, 1927; “Il Dottor Miracolo“, 1932), attinge anch’egli dalla medesima fonte letteraria, realizzando un adattamento che deve gran parte della sua vis narrandi alla superlativa interpretazione di un Peter Lorre a dir poco inquietante (sguardo acquoso, volto glabro, carnagione di un pallore cadaverico, prosodia monotona). Davvero terrificante in tal senso è la descrizione della progressiva deriva psicotica di un uomo che, incapace di accedere all’amore e alla bellezza, finirà col rifugiarsi nel mito di Pigmalione in uno degli epiloghi più allucinati e dolenti della storia del genere.
È interessante rilevare come, nonostante il dileggio manifestato da Gogol nei confronti della teoria psicoanalitica (“Un mucchio di sciocchezze alle quali non crederebbe nessuno“), molte delle sue condotte si prestino a confermarne gli assunti: in fondo, accessi di megalomania e tentativi di intellettualizzazione rappresentano il classici processi inconsci mirati a sublimare le pulsioni sessuali represse.
A livello visivo, le sequenze più interessanti sono quelle in cui viene dipinto il conflitto interiore del protagonista (e qui la memoria va inevitabilmente ad “M – Il Mostro di Düsseldorf”, 1931), le cui confabulazioni lo condurranno a far propria la celebre sentenza di Oscar Wilde secondo cui “ogni uomo uccide le cose che ama“.
Forse non un capolavoro assoluto, ma ci va vicino.
Maggiori Info
- Ispirato al romanzo "Le Mani di Orlac" (1920) di Maurice Renard
Citazioni
- Io, un misero provinciale, ho conquistato la scienza! Perché non devo conquistare l'amore? Non te ne rendi conto Yvonne? Tu appartieni a me!
- Di chi sono queste mani? [...] Io non le sento mie, è come se avessero una loro vita.
- Signora Yvonne, la mia vita dipende dal poterla vedere ogni sera.
- Tu eri fatta di cera, ma sei diventata viva tra le mie braccia!
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