Trama
In una taverna londinese, il giornalista Alan Foster assiste alla conversazione tra lord Thomas Blackwood e il noto romanziere e poeta Edgar Allan Poe.
Dinanzi alle sbalorditive rivelazioni di quest’ultimo, secondo cui le proprie creazioni letterarie non sono il frutto di una fervida immaginazione bensì resoconti oggettivi di avvenimenti realmente accaduti, Foster esprime una posizione scettica su tutto ciò che concerne spettri ed entità ultraterrene (“Sono assolutamente convinto che il ciclo vitale termina con la morte che conduce alla tomba… al di là, il vuoto, il nulla“).
Cogliendo al volo l’occasione, l’aristocratico Blackwood lo sfida a trascorrere l’intera notte di Ognissanti nel suo castello di Providence (ma era Poe o Lovecraft?). Il giovane malauguratamente accetta…
Io cerco tutti gli anni un coraggioso che accetti la mia sfida nella speranza di sfatare questa tremenda leggenda.
Critica
6.5Sottovalutato regista che ha fatto della versatilità il suo marchio di fabbrica, Antonio Margheriti (alias “Anthony M. Dawson”) è stato per un decennio (1963-1973) l’artefice di una manciata di gotici estremamente validi. Fra questi “Danza Macabra” ne rappresenta un degno esempio, sorta di compendio della poetica di Edgar Allan Poe, di cui riprende in modo particolare i discorsi metafisici sulla labilità del confine tra la vita e la morte (“Non si muore completamente quando non si è preparati a morire“).
Attraverso la dilatazione dei tempi ed una programmatica lentezza narrativa, il nostro accentua il carattere onirico di una vicenda carica di soffuso erotismo e caratterizzata dalle torpide ricorsività tipiche degli stati crepuscolari di coscienza. Quasi totalmente girato in interni, il film si avvale del raffinato b/n di Riccardo Pallottini, fondamentale nel generare quel senso di irretente malia che sprigiona dalle pareti stesse del castello prima ancora che dalle sue anecoiche presenze. In riferimento a queste ultime, pur trattandosi sostanzialmente di fantasmi, esse presentano tratti in comune con i vampiri, necessitando di sangue fresco per potersi mantenere vitali (analoghe creature le ritroveremo nel venturo “La Vendetta di Lady Morgan” di Massimo Pupillo, 1965).
Va comunque precisato che, a distanza di oltre mezzo secolo dalla sua uscita, il qui presente rivela evidenti i segni del tempo: difatti, nonostante mantenga intatti motivi di interesse, l’opera appare piuttosto invecchiata, pensiero espresso dallo stesso Margheriti in una delle ultime interviste rilasciate – in effetti, le estenuanti peregrinazioni di Alan e del dr. Carmus difficilmente verrebbero digerite oggigiorno. Per quel che riguarda i personaggi, su tutti spicca l’eterea Elisabeth interpretata con vis tragica da Barbara Steele, il cui innegabile fascino sembra davvero far presa su chiunque (uomini e donne, vivi e morti).
Evitabile la sequenza in cui una povera biscia dal collare – spacciata tra l’altro come serpente velenosissimo – viene brutalmente decapitata.
Maggiori Info
- Ispirato all'universo letterario di Edgar Allan Poe
Citazioni
- Io cerco tutti gli anni un coraggioso che accetti la mia sfida nella speranza di sfatare questa tremenda leggenda.
- Soltanto tra la mezzanotte di oggi, 1° novembre, e l'alba di domani, i morti tornano nel mio castello per rivivere la tragica vicenda che li strappò alla vita.
- Tutto si spegne e si riaccende qualche volta... dovreste saperlo.
- Io vivo solo quando amo.
Curiosità
- A partire dal Basso Medioevo, la “Danza macabra” costituisce un classico soggetto dell’arte figurativa europea. Contraddistinta da una struttura letterario-iconografica, essa consta di immagini accompagnate da testi il cui motivo fondamentale risiede nell’incontro del vivente, connotato socialmente a seconda del proprio status, con un alter-ego defunto dalle scheletriche sembianze, simbolo della Morte stessa. L’uomo, scioccato dalla visione, si trova così a fare i conti con l’inevitabile, la qual cosa finisce per annullarne ogni velleità di resistenza. D’altro canto, simili rappresentazioni non sono scevre dall’ironia: lo stupore e la ritrosia dei viventi dinanzi ai gongolanti cadaveri (generalmente impegnati in schernenti balletti) mirano a produrre un effetto grottesco sul quadro d’insieme. Tra le prime “Danze macabre” documentate annoveriamo quella dipinta nel 1424 sulle pareti dell’ossario del “Cimitero degli Innocenti” a Parigi.
- Del film esiste una specie di remake girato sempre da Margheriti e distribuito come “Nella Stretta Morsa del Ragno” (1971).
- Margheriti è subentrato a Sergio Corbucci dopo pochi giorni di riprese.
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