Trama
Un martello in soggettiva attraversa una serie di stanze per poi abbattersi, una volta raggiunta la camera da letto, su una coppia dormiente. Segue un incendio doloso dal quale pare salvarsi esclusivamente l’adolescente Ellie, figlia di una delle vittime. Caratterino difficile e tutt’altro che bisognosa di elaborare il lutto (avendo sempre odiato visceralmente la madre-prostituta), la ragazzina viene presto spedita all’istituto “Deere”, un orfanotrofio di periferia gestito da una squilibrata degna d’un romanzo di Bloch.
Ovvio che le cose si mettano subito male per la nuova arrivata, anche perché nel luogo bazzicano un bruto in perenne fregola ed un misterioso figuro armato di martello.
Quella che tu chiami morte può essere solo temporanea assenza di vita.
Critica
4.5Philip S. Gilbert, chi era costui? Tal nome fatica a comparire persino nei saggi sul cinema di genere, essendosi egli occupato unicamente della regia de “Il Martello Macchiato di Sangue”, oscuro proto-slasher di inizi seventies. Trattasi di un college-thriller che rubacchia spunti e situazioni a destra e a manca (e.g. “Gli Orrori del Liceo Femminile”, 1969), ma che contiene in sé un paio di bizzarrie degne di nota: prima fra tutte la presenza di una rediviva Gloria Grahame, conturbante femme fatale del noir classico che, alla pari di numerose sue colleghe-dive di allora – da Barbara Stanwyck in “Passi nella Notte” (1964) a Veronica Lake nel pietoso “Flesh Feast” (1970) -, “investe” nell’horror gli ultimi scampoli di carriera.
In secundis, non si può fare a meno di rabbrividire dinanzi agli spifferi pregni di gratuito cinismo emanati da una simil vicenda; una cattiveria che si declina in vario modo nelle singole personalità rappresentate (la direttrice sadica, l’ubriacone arrapato, la ninfetta rancorosa, l’ufficiale corrotto…) e che raggiunge l’apogeo in un finale talmente laido e provocatorio da lasciare interdetti. Del resto, tra un delirante spiegone sull’identità dell’assassino, un’infame proposta da parte dell’assistente sociale alla protagonista minorenne, e un ulteriore colpo di scena dai risvolti incestuosi, il menù del “bad taste” è davvero completo.
Povero di tensione e visivamente poco accattivante, il film soffre l’esiguo budget, la qual cosa si traduce tra le altre in un complesso di effetti speciali e trucchi oltremodo modesti.
A fronte di un siffatto spettacolo, quel puritano di Hays deve essersi rivoltato nella tomba.
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Citazioni
- Che bambina sciocca, Helen... cercare di scappare. Tom avrebbe potuto ucciderti con quel coltello. Meno male che ti ho messo in frigo in tempo... saresti morta dissanguata.
- Ha i cadaveri dei ragazzi che hanno cercato di fuggire in frigo: li ha uccisi! Adesso tocca a noi! Correte, è la nostra unica speranza.
- Quella che tu chiami morte può essere solo temporanea assenza di vita.
- Una sola cosa è più grave della fuga: vedere e parlare troppo.
- Ho visto... ho visto il martello...
Curiosità
- La rozza maschera del killer richiama il volto ustionato dell’antagonista de “La Maschera di Cera” (1933), ma ricorda in qualche misura anche il “camuffamento vaioloso” utilizzato da Peter Cushing nell’incipit di “Distruggete Frankenstein!” (1969).
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