Trama
L’investigatore John Trent viene ingaggiato dall’editore Harglow affinché faccia luce sulla misteriosa sparizione di Sutter Cane, autore di successo – “Ha battuto perfino Stephen King!” – i cui romanzi dell’orrore esercitano una “curiosa influenza sui lettori meno equilibrati“. L’uomo è di fatto scomparso nel nulla alla vigilia del lancio del suo ultimo lavoro, un’opera che promette di far letteralmente impazzire chi la affronta.
Il pragmatico Trent, abituato a sventare truffe alle assicurazioni, sospetta che il tutto non sia altro che un’abile trovata creata ad hoc per scopi pubblicitari. Attraverso la lettura della narrativa di Cane, egli individua nello sperduto paesino di Hobb’s End il suo probabile rifugio.
Raggiunta la località sospetta, il poveretto verrà messo duramente alla prova da una realtà avulsa da qualsivoglia concezione razionale, un mondo da incubo che finirà con lo sgretolare le sue più intime certezze.
La realtà non è più quella di prima.
Critica
9Con “Il Seme della Follia”, Carpenter conduce a degna conclusione la “Trilogia dell’Apocalisse”, realizzando un prodotto estremamente complesso e pregno di influenze cinematografiche e letterarie, a partire dall’affascinante poetica di stampo lovecraftiano, fino ad arrivare all’amara fanta-sociologia tanto cara a Richard Matheson.
Dopo aver intaccato la fiducia nel prossimo in “La Cosa” (1982) ed aver reso vacillanti le verità di fede ne “Il Signore del Male” (1987), questa volta ad essere messo discussione è il concetto stesso di realtà ed i suoi rapporti con la percezione ed il pensiero (del resto, “è reale quello che noi crediamo che sia reale“).
In sostanza, il regista affronta quella che in ambito filosofico è nota come “relazione tra certezza e verità” e lo fa sfoggiando un insieme di tecniche narratologiche – quali la struttura circolare della vicenda, il sapiente utilizzo della “mise en abyme“, il continuo ricorso a flashback e flashforward – atte a veicolare quel senso di precarietà tipico della dimensione onirica.
Inoltre, il film sviluppa un discorso dal sapore meta-narrativo sul potere della scrittura che ricorda per molti versi “La Metà Oscura” (1989) di Stephen King. Notevole la prova del cast: il bravissimo Sam Neill interpreta con intensità il detective che ha fatto della ragione il proprio vessillo e pilastro, salvo poi doversi confrontare con lo spettro dell’inintelligibile e dell’incommensurabilmente mostruoso.
Indimenticabile anche Jurgen Prochnow nei panni del demiurgo Sutter Cane, vero e proprio generatore di orrori cosmici che si diverte a giocare con l’ontologia, sconquassando fino alla radice i punti fermi del malcapitato protagonista (memorabile l’ammiccamento a Cartesio: “Io penso dunque lei esiste“).
Vetta indiscussa del cinema fantastico.
Maggiori Info
- Ispirato all'universo letterario di H.P. Lovecraft
Citazioni
- Trent rimase in piedi davanti allo strappo con lo sguardo perduto nell'abisso senza limiti dell'ignoto nella palude Stigia che si estendeva dall'altra parte... i suoi occhi rifiutarono di chiudersi e non gridò, ma le creature, orrende e abominevoli, gridarono per lui.
- I miei libri sono stati tradotti in 18 lingue: sono più quelli che credono nella mia opera che quelli che credono nella Bibbia.
- Per anni ho creduto di inventarle io le mie storie, ma sono loro a dirmi quello che devo scrivere.
- Una specie capisce sempre quando sta per estinguersi... gli ultimi rimasti non avranno vita facile.
- Tutte quelle orribili, viscide creature che cercano di tornare tra noi sono reali.
- La realtà non è più quella di prima.
Curiosità
- Il nome “Hobb’s End” è un omaggio al capolavoro della sci-fi “L’Astronave degli Esseri Perduti” (Roy Ward Baker, 1967), la cui vicenda è ambientata presso l’immaginario quartiere londinese di Hobb’s Lane.
- L’albergo di Hobb’s End – Pickman’s Motel – rimanda scherzosamente al racconto di H.P. Lovecraft “Il Modello di Pickman” (“Pickman’s Model”, 1926).
- Il ributtante poliziotto che Trent sogna dopo aver letto i libri di Cane richiama lo zombi omicida della serie “Maniac Cop”.
- I romanzi scritti da Sutter Cane costituiscono palesi citazioni di celebri racconti di H.P. Lovecraft. Di seguito sono riportati i sette titoli immaginari con i rispettivi racconti di riferimento posti all’interno delle parentesi: I. “Haunter Out of the Time” (“The Shadow Out of Time” – “L’Ombra Venuta dal Tempo”); II. “The Breathing Tunnel” (nessun riferimento diretto); III. “The Hobb’s End Horror” (“The Dunwich Horror” – “L’Orrore di Dunwich”); IV. “The Feeding” (nessun riferimento diretto); V. “The Thing in the Basement” (“The Thing in the Doorstep” – “La Cosa sulla Soglia”); VI. “The Whisperer of the Dark” (“The Whisperer in the Darkness” – “Colui che Sussurrava nelle Tenebre”); VII. “In the Mouth of Madness” (“At the Mountains of Madness” – “Le Montagne della Follia”).
- L’idea di un libro la cui lettura porta alla follia richiama “Il Re Giallo” (1895) di Robert W. Chambers, pietra miliare del tardo gotico letterario.
- La pellicola trasmessa in Tv nella sequenza del motel è “Robot Monster” (1953), madornale trashata diretta da Phil Tucker.
- La scena in cui l’attonito protagonista scruta l’oscurità al di là dello strappo, nonché l’avanzante orda di fioche mostruosità che in essa vanno assumendo consistenza ne richiama una analoga descritta in “La Città Senza Nome” (1921) di Lovecraft: “Mi girai, e, profilata contro l’eterea luminosità dell’abisso, vidi ciò che era stato invisibile nelle tenebre del corridoio: una teoria d’incubo di diavoli in corsa, grottescamente armati, mezzo trasparenti, e appartenenti a una razza che non lasciava dubbi: i rettili striscianti della città senza nome”.
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