Trama
Nelle gelide lande dell’Antartide un elicottero norvegese è impegnato in una furiosa battuta di caccia: l’obiettivo, all’apparenza un comune cane da slitta, trova rifugio presso un centro di ricerca americano. Dinanzi alle incomprensibili minacce del pilota del mezzo, il capitano Garry è costretto ad ingaggiare un conflitto a fuoco a seguito del quale sarà lo straniero ad avere la peggio. Dopo un breve consulto con i suoi collaboratori, egli autorizza il dr. Copper a fare un sopralluogo nella base degli scandinavi.
Giunto sul posto, il medico, accompagnato dal pilota di elicottero MacReady, non può far altro che constatare la morte violenta di tutti i presenti. L’ispezione di alcune stanze convince il dottore della possibilità che i membri della struttura avessero messo le mani su qualcosa di insolito. Prima di ripartire, decide quindi di portare con sé un misterioso cadavere le cui anomale deformità dovranno poi essere analizzate e spiegate.
Tuttavia, col passare delle ore il mistero si infittisce ulteriormente: una registrazione conduce all’individuazione di un’area di scavo in cui risulta essersi schiantata una sorta di velivolo spaziale; inoltre, dall’autopsia del corpo emergono elementi talmente sconcertanti da generare un clima di preoccupazione collettiva.
Pare esserci di mezzo un organismo polimorfo in grado di imitare le caratteristiche fisiche e comportamentali di qualsiasi forma di vita con cui entra in contatto. E quell’Husky rinchiuso nel canile insieme ai suoi conspecifici potrebbe non essere quello che sembra…
Ci troviamo di fronte a un organismo che imita le altre forme viventi e le imita perfettamente.
Critica
10A trent’anni di distanza da “La ‘Cosa’ da un Altro Mondo” (1951) di Nyby/Hawks, la seconda trasposizione del racconto “Who Goes There?” (1938) di John Wood Campbell Jr. apre col botto la “Trilogia dell’Apocalisse”, vetta assoluta della filmografia di John Carpenter.
La cesura col passato è netta e intenzionale: se nel film del ’51 la minaccia aliena (o comunista, volendo leggerlo in un’ottica storica) fungeva da elemento atto a compattare il gruppo, qui la reintroduzione del suo carattere proteiforme – ripresa dalla fonte letteraria e non contemplata nell’opera di Nyby – è responsabile di una progressiva disgregazione delle relazioni interindividuali (“Nessuno si fida più di nessuno ormai… e siamo tutti molto stanchi“). Di conseguenza trova terreno fertile un’amara riflessione su tematiche inerenti all’identità e alla fiducia nel prossimo, la quale viene sviluppata coerentemente sulla base di un lucido pessimismo di fondo. In linea con le disincantate filosofie del ‘900, Carpenter rigetta ogni forma di panlogismo nella convinzione che la razionalità del mondo in generale e dell’uomo in particolare non sia altro che un velo illusorio pronto a volatilizzarsi non appena uno stimolo straordinario faccia il suo ingresso nel quotidiano.
La realtà cela dunque incommensurabili mostruosità (altro che “E.T. – L’Extra-Terrestre”!), molte delle quali sogliono albergare proprio nell’animo umano. Nessuna via di fuga: la fede è subdolo inganno (come vedremo nel successivo “Il Signore del Male”, 1987), mentre la scienza rivela squarci d’orrore cosmico dinanzi ai quali è poi costretta a dichiararsi impotente (non a caso l’anatomopatologo Blair, primo fra tutti a comprendere la gravità della situazione, diviene ben presto una pedina impazzita da confinare in un deposito per attrezzi).
A livello tecnico, semplice e priva di inutili vezzi, la regia del nostro rende efficacemente il senso di claustrofobia e di tensione nel quale l’intera vicenda è immersa (la sequenza del test biologico è da manuale della suspense). Prova convincente di un cast tutto al maschile in cui spicca il grande Kurt Russell. Completano degnamente il quadro l’ossessiva colonna sonora di Morricone – assai carpenteriana in verità – ed i memorabili SFX artigianali di Rob Bottin e Stan Winston (da citare come minimo la testa-ragno, la trasmutazione del cane, la defibrillazione).
Male al botteghino: atterrito da uno scetticismo tanto radicale nei confronti dell’agire umano, il pubblico dell’epoca ha preferito dirigersi in massa verso lidi più ameni e abbracciare l’ottimismo irrealistico “made in Spielbergland”. Per quel che concerne il mercato USA, a fronte di un budget di 15 milioni di dollari, “La Cosa” ne ha incassati solo 19.6. Un immeritato mezzo flop per uno dei capolavori assoluti della storia del cinema.
Maggiori Info
- Ispirato al racconto "Chi Va Là?" (1938) di John W. Campbell Jr.
- Novelization: "La Cosa" (1981) di Alan Dean Foster
Citazioni
- Questa cosa ha attaccato i nostri cani e ha tentato di digerirli... di assimilarli e nel frattempo ha tentato di plasmarsi in modo da imitarli.
- Ci troviamo di fronte a un organismo che imita le altre forme viventi e le imita perfettamente.
Curiosità
- Rispetto a “La Cosa da un Altro Mondo” (1951), nel film di Carpenter il teatro dell’azione passa dall’Artide all’Antartide.
- La “Trilogia dell’Apocalisse” proseguirà con “Il Signore del Male” (1987) per poi trovare mirabile epilogo nell’indimenticabile “Il Seme della Follia” (1994).
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