Trama
Il lattante di una giovane coppia appena trasferitasi da Chicago a Los Angeles – illustratore pubblicitario lui, arredatrice lei – viene affidato alle cure di una baby-sitter assunta tramite l’agenzia “Guardian Angel”.
I neogenitori non possono immaginare che la donna sia in realtà un druido devoto ad un’entità mala che alberga in un albero bramoso di periodici sacrifici umani. L’osceno vegetale predilige la carne dei bambini ancora in fasce, motivo per cui la sacerdotessa mira a consegnargli il piccolo assai presto (“Lo sa che dopo le prime quattro settimane il suo sangue si rigenera… quattro settimane e le sue cellule primitive non esistono più: sono del tutto uguali alle nostre” […] “Ho bisogno del bambino prima che il suo sangue cambi“).
Fortunatamente, grazie alla testimonianza di una madre distrutta dalla perdita del proprio bambino, papà Phil riuscirà a scoprire la vera identità della cospiratrice e ad intervenire in tempo.
Il sangue di questo bambino è puro adesso: la sua morte ti darà vita.
Critica
4.5Sconclusionato horror post-esorcistico diretto da un poco ispirato William Friedkin, “L’Albero del Male” è un film incapace di sviluppare degnamente un insieme di spunti potenzialmente intriganti.
La sceneggiatura di Dan Greenburg – autore del romanzo “Nanny” (1987), da cui il qui presente trae linfa – è un concentrato di incoerenze ed ingenuità: passaggi oltremodo artificiosi (l’aggressione dei balordi, la morte dell’architetto…), quando non addirittura ridicoli (Phil armato di motosega che marcia corrucciato nella boscaglia); psicologie d’una superficialità straniante; implausibilità geografiche (un secolare fusto dalle demoniache sembianze nascosto nella periferia di Los Angeles?) e temporali (dall’assunzione di Camilla al suo smascheramento trascorre un periodo talmente breve – 2 settimane – che si fatica a comprendere come questa possa aver conquistato livelli di fiducia e confidenza tanto incondizionati da parte degli Starling).
Purtroppo, anche ponendo in disparte simili considerazioni ed abbracciando in toto una prospettiva interpretativa di stampo fiabesco – le ricorrenti citazioni dei fratelli Grimm sono un invito a lasciarsi andare all’universo delle dark tales -, il giudizio non muta: scarseggiano quella tensione, quella vis figurativa e quella visionarietà che una tale cornice avrebbe esatto. Un vero peccato in fondo, sia perché le premesse erano allettanti (l’assunto iniziale secondo cui “Ogni albero ha il suo spirito custode: i più richiamano la bontà e la vita, ma alcuni incarnano i poteri dell’oscurità e del male” ricorda i terribili racconti silvestri del grande Algernon Blackwood), sia perché stiamo parlando di un regista la cui abilità nel realizzare pellicole memorabili spaziando tra i generi è prerogativa dei migliori – da pietre miliari dell’horror quali “L’Esorcista” (1973), a capolavori assoluti del poliziesco come “Vivere e Morire a Los Angeles” (1985).
Trucchi ed effetti speciali sono caratterizzati da una marcata componente splatter, piccola consolazione per lo spettatore “ematofilo”.
Maggiori Info
- Tratto dal romanzo "Nanny" (1987) di Dan Greenburg
Citazioni
- Il sangue di questo bambino è puro adesso: la sua morte ti darà vita.
- Non ci sono prove che la donna che avete descritto sia mai esistita.
Curiosità
- Gli alberi e la natura in generale sono stati al centro della produzione letteraria fantastica di Algernon Henry Blackwood (1869-1951), romanziere britannico a lungo membro della Golden Dawn (società iniziatica fondata sulla tradizione della Cabala Ebraica). A riguardo, tra i racconti più rimarchevoli consigliamo l’arcano “I Salici” (1907) e l’inquietante “Alberi” (Aka “L’Uomo che gli Alberi Amavano”, “L’Uomo che Amava gli Alberi”) (1912).
- Sul tema del simbolismo dell’albero nelle diverse culture, estremamente istruttivo è il saggio di Charles Hirsch dal titolo “L’Albero” (1988).
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