Trama
In una cittadina americana, dagli squarci tellurici provocati da un terremoto fuoriescono decine di scarafaggi ignoti alla scienza, le cui caratteristiche anatomo-fisiologiche hanno dell’incredibile (“Non hanno apparato digerente […] e sono pieni di certi batteri che metabolizzano il carbonio“; “La pressione li uccide lentamente […] non possiedono una vescica compensativa e il carapace è a tenuta d’aria… non scordarti che vengono dagli abissi della Terra“). Tuttavia, la particolarità più inquietante di queste creature sta nella loro capacità di generare fuoco attraverso il rapido sfregamento dei cerci.
La moglie del biologo universitario James Parmiter è tra le vittime degli incendi appiccati dalle sulfuree bestiole. La tragedia fa uscire di senno l’accademico, il quale reagisce isolandosi in una fattoria e facendo dello studio ossessivo delle blatte la sua unica ragione di vita.
A seguito di alcune sessioni sperimentali mirate a valutare la possibilità di un accoppiamento interspecifico tra blattoidei nasce un ibrido davvero mortifero: un “bagarozzo” incendiario in grado di vivere tranquillamente in superficie e dotato di un’intelligenza da “Homo sapiens”. Proprio quel che ci voleva!
Lei sa se esiste un insetto che produce il fuoco?
Critica
4.5L’ultima produzione firmata da William Castle – pure co-sceneggiatore – si rivela un fanta-horror di scarse pretese il cui principale elemento di curiosità risiede nel peculiare sviluppo narrativo. Difatti, ad una prima parte d’ampio respiro che strizza l’occhio al filone della sci-fi ecologista tanto in voga nel periodo (comprensiva di riflessioni nostalgiche del tipo: “L’uomo […] parlava alla terra e a tutte le sue creature… ma a un certo punto questo dono si perse“), ne segue una seconda claustrofobica incentrata sulla follia di un uomo che finisce con l’assumere in tutto e per tutto i connotati del “mad doctor”.
Purtroppo, il risultato delude su molti fronti: il giovane Szwarc per almeno un’ora non riesce ad infondere quel minimo di tensione che in un simile contesto sarebbe stata auspicabile; la colonna sonora di Charles Fox, approssimabile al rumore, è fastidiosa all’ennesima potenza; la sceneggiatura di Thomas Page – il quale apporta una serie di incomprensibili ed inopportune modifiche al plot del proprio romanzo (“La Piaga Efesto”, 1973) – appare lacunosa, nonché incapace di conferire spessore psicologico ai personaggi; in più, la minaccia stessa degli scarafaggi incendiari tende a perdere ogni credibilità una volta abbandonata la pagina letteraria e trasposta in immagine.
Oltretutto, la natura spiccatamente scientifica dei numerosi passaggi ricchi di lessico specialistico mal si accorda con le altrettanto frequenti imprecisioni (es. l’esoscheletro chiamato “carapace”) e scorrettezze presenti (è il caso del dialogo in cui il biologo smentisce lo studente circa il fatto che abbiano a che fare con una blatta per poi ribattere che si tratta invece di un insetto).
Qualche discreto effettaccio e un Bradford Dillman a suo agio nei panni dell’invasato non bastano per risollevare una pellicola mediocre e poco coinvolgente.
Maggiori Info
- Tratto dal romanzo "La Piaga Efesto" (1973) di Thomas Page
Citazioni
- Il Parmitera intuisce che io sono il più forte; sembra capire che vive fin quando io glielo consento.
- Lei sa se esiste un insetto che produce il fuoco?
Curiosità
- La convenzione internazionale prevede che ciascun vivente sia scientificamente identificabile dall’accoppiata “Genere” + “specie”. Numerose specie riportano il nome dei propri scopritori (es. “Trioceros jacksonii”), consuetudine che il protagonista del qui presente, da buon egocentrico qual è, non si lascia sfuggire. Eppure, il proposito di battezzare la nuova specie “Parmitera hephaestus” è oltremodo singolare da un punto di vista tassonomico dal momento che 1. il cognome dell’uomo (Parmiter) andrebbe ad identificare il genere; 2. le declinazioni latine non convincono – ad esempio, la specie dovrebbe cadere in “-i” (anziché in “-us”), essendo al genitivo ed appartenendo “Hephaestus, -i, m.” alla seconda declinazione.
- Al fine di rappresentare sullo schermo le blatte letali, frutto degli esperimenti di ibridazione condotti da Parmiter, sono stati utilizzati esemplari maschi di “Gromphadorhina portentosa” (nota comunemente come “blatta fischiante del Madagascar”).
- Evidenza bizzarra, il numero del laboratorio di patologia è il 1408, lo stesso che dà il titolo all’omonima ghost story (2002) di Stephen King, successivamente adattata per il grande schermo (2007) da Mikael Håfström.
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