Trama
Primavera 1976: nell’immaginaria cittadina di Tarker’s Mills (ovviamente sita nel Maine, come richiesto dal 90% delle opere tratte da Stephen King), un prete battista, scopertosi improvvisamente licantropo, dà il via alla mattanza. Le cose gli girano a favore finché una notte non ha la sfiga di aggredire un undicenne – decenne nella fonte letteraria – armato di razzo, il quale non esita a spararglielo in faccia facendogli saltare un occhio.
Costretto su una carrozzella motorizzata a causa di un’invalidità agli arti inferiori, il bambino si chiama Marty Coslaw, è un tipo sveglio come pochi e ha il coraggio del leone: grazie all’aiuto della sorella maggiore e del mitico zio Red (che gli procura l’indispensabile proiettile d’argento…), sarà lui a tendere la letale trappola al mostro antropofago.
Ci vuole l'argento per uccidere il lupo mannaro.
Critica
5.5Quelle che inizialmente erano state pensate come 12 corpose didascalie per un calendario illustrato si sono prima trasformate in una short novel (1983); quindi, a seguito dell’interessamento del produttore Dino De Laurentiis, addirittura in un lungometraggio. La penna a monte è quella di Stephen King, il quale si è occupato pure della sceneggiatura del film, sorta di dark tale che, nella sua inevitabile concisione, riassume tematiche e situazioni tipiche dell’autore, dalla descrizione delle beghe di paese, all’importanza conferita al mondo infantil-adolescenziale.
Come spesso accade nelle storie del “Re del Brivido”, l’eroe si rivelerà essere un ragazzino affetto da una qualche forma di disabilità che, testimone di eventi straordinari, fatica a guadagnarsi la fiducia degli adulti (“Se lo diciamo ai grandi, lo sai cosa succede? Che ci rideranno dietro!“), salvo rarissime eccezioni. Semplice e pulita, la regia dell’esordiente Attias vive nel segno dell’ordinaria amministrazione, rifuggendo inutili virtuosismi e cercando di sfruttare al meglio la bella fotografia di Armando Nannuzzi.
Del resto, la vicenda è quanto di più lineare si possa concepire: procede priva di guizzi sino all’epilogo, né pare intenzionata a fornirci particolari elementi esplicativi. A riguardo, non ci viene offerta la benché minima spiegazione sulle cause della condizione “licantropica” che prende ad affliggere di punto in bianco il reverendo Lowe (nel romanzo si accenna ad un cimitero e ad un misterioso vegetale, specie di “Mariphasa lupino lumino” dalle opposte proprietà: “Ho colto dei fiori per la sagrestia, l’anno scorso. […] Non avevo mai visto fiori simili in precedenza… ma sono morti prima che arrivassi in paese. Sono diventati tutti neri. Forse è stato allora che tutto è cominciato”).
Dunque, considerata nel suo complesso, la pellicola scorre veloce e un po’ insipida; si lascia guardare fino in fondo senza troppo coinvolgere. In effetti, al di là di un paio di violenti ammazzamenti ben confezionati dal maestro Rambaldi, il qui presente si riduce alle dimensioni di un puffo se paragonato ai grandi cugini del decennio. Dopotutto, tra “L’Ululato”, “Un Lupo Mannaro Americano a Londra” e “Wolfen”, il solo 1981, annus mirabilis del werewolf, ha sfoderato una tripletta da orgasmo assicurato.
Maggiori Info
- Tratto dal romanzo breve "Unico Indizio la Luna Piena" (1983) di Stephen King
Citazioni
- Una volta Marty mi ha fatto leggere in un libro che i lupi mannari si uccidono solo con una pallottola d'argento... e noi dobbiamo fare di tutto per fermarlo, zio Red... o sarà lui a uccidere noi.
- L'ultima luna piena di quella primavera giunse un po' più di un mese prima che la scuola chiudesse per le vacanze. Il lungo incubo della nostra città cominciò proprio quella notte.
- Marty aveva letto tutte le leggende sui lupi mannari e, sebbene differissero in vari punti, su uno però erano tutte d'accordo: ci vuole l'argento per uccidere il lupo mannaro.
- Il maniaco ha fatto un'altra vittima: nessun indizio, la città vive nel terrore.
Curiosità
- Bizzarro il fatto che nel film il lupo mannaro sia stato rappresentato con le iridi rosse, mentre nel libro si insiste molto sul fatto che sono di color giallo-verde.
- Il proiettile d’argento del titolo originale (“Silver Bullet”) è anche il nome delle carrozzelle a motore utilizzate dal protagonista.
- Il premio Oscar (per gli effetti visivi) Carlo Rambaldi è noto in particolare per il proprio contributo a cult quali “King Kong” (1976), “Alien” (1979) e “E.T. – L’Extra-Terrestre” (1982).
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